Per Salemi, Sgarbi è meglio di Garibaldi
Caro Granzotto, scrive Camillo Langone: «Letizia Moratti, non ascoltare gli avvocati, ascolta il tuo cuore, fa’ pace con Vittorio. Sono sicuro che d’ora in poi sarà più buono, più giudizioso». Langone seguita poi dicendosi in pena per Sgarbi: «soffro tanto a saperlo laggiù, nel paese simbolo dell’Italia serva, Salemi, dove Garibaldi nel 1860 si proclamò dittatore fra l’ululare dei picciotti di Giuseppe Coppola e Santo Mele, emeriti mafiosi». Lei, che si è detto pronto a fare le barricate per Sgarbi, condivide? E nella sua qualità di divulgatore, conferma la storia dei picciotti?Sì e no. Nel senso che sono d’accordo – ci mancherebbe – che il sindaco di Milano e quello di Salemi debbano far pace, ma fra un po’. Vede, Sgarbi è molto cambiato (pensi che ha riconosciuto, ed è tutto dire, che c’è qualcuno con più cervello di lui: «Non ho paura di avere assessori più intelligenti di me», ebbe ad ammettere), però sarebbe ingiusto privare i salemesi, che lo hanno eletto a furor di popolo, del piacere di avere in loco, sottomano, un sindaco del calibro di Sgarbi. Sarebbe poi altrettanto ingiustificato non concedergli, a Sgarbi, il tempo necessario per lasciare, nella ridente cittadina del Belice, la sua impronta di primo cittadino. E tutto lascia credere che non sarà un’impronta leggera. Basta vedere chi ha chiamato ad assisterlo, gente di gran nome: Alain Elkann, babbo del proprietario della Fiat, Oliviero Toscani, Bernardo Tortorici di Raffadali, l’architetto Peter Glidewell (alla Cultura e, colpo di genio sgarbiano, sia detto senza ironia, all’Agricoltura), Graziano Cecchino (con delega al Nulla), questo solo per citarne alcuni.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=281834


